Stella Distante di Roberto Bolaño (4 giugno 2013)

Sulla copertina di Stella Distante si legge la domanda “Chi era Carlos Wieder?” Dunque il lettore si illude di poterlo scoprire scorrendo le pagine, però alla fine del libro la domanda resta senza risposta. E ci sarebbero pure delle risposte possibili (era un poeta, era un pilota, era un poeta e pilota allo stesso tempo perché scriveva poesie in cielo con il fumo del suo aereo, era un criminale, era un sadico, era un latitante, un esule, uno sfigato) ma tutte queste informazioni arrivano al lettore attraverso diversi “passaggi”: la voce narrante riporta le notizie su Wieder non per esperienza diretta ma riprendendole dai giornali, o attraverso racconti e lettere scritte da altri. Troppo poco – troppo distante – per conoscerlo davvero, per affezionarsi al personaggio oppure (come più probabile, come dovrebbe essere) per odiarlo. Ci si limita a raccogliere delle informazioni sparse su di lui, peraltro macchiate dal dubbio.

acrobatic_old_airplane_airshow_with_white_smoke-normalSe questo non fosse abbastanza, e se pure la mancanza totale di dialoghi fosse sopportabile (difatti anche se personaggio principale, Wieder non “parla” mai per tutte le 144 pagine, al massimo compone brevi versi nel cielo col fumo del suo aereo) Bolaño indugia in lunghe digressioni abbandonando completamente il filo narrativo. Racconta le storie di personaggi paralleli lasciando perdere Wieder per decine di pagine. Lo scopo è forse quello di caratterizzare maggiormente l’epoca in cui si svolgono i fatti, questo Sudamerica di poeti e circoli culturali ai tempi della dittatura: ma nell’indugio meticoloso su elenchi di nomi e titoli talmente irrilevanti che non ci si chiede neanche se siano veri o inventati, il lettore si accorge che può tranquillamente saltare qualche pagina, tanto non cambia nulla. E questo per un libro è grave.

Bolaño ha dichiarato che Stella Distante è dedicata ai giovani sudamericani che hanno perso la vita nella lotta. Si può intuire che il suo obiettivo sia stato descrivere il male, o i contatti indefiniti tra male e arte. Ma si può raccontare temi come la morte e il male senza quasi suscitare emozioni? Perchè se chiudendo il libro si può dire di aver scoperto un nuovo punto di vista sul sudamerica, sulla violenza di quegli anni e sulla condizione dell’esule, le emozioni latitano quasi quanto Wieder. Escludendo forse la sera della mostra fotografica sulle torture e quell’incontro finale al bar sul mare.  Anche se la forma è quella di un romanzo, il risultato finale è quello di un romanzo o di un documentario storico? Il lettore resta affamato, ma probabilmente Bolano non aveva intenzione di fornirgli più di quello che ha messo in Stella Distante.

(Soprendentemente, anche questa volta – come per tutti i libri precedenti – abbiamo trovato un riferimento al Belgio!)

(qui disponibile un’intervista a Bolano molto apprezzata da tutti durante la serata)

Voto SCL 5,25/10

SCL alla Notte Bianca delle Librerie Indipendenti

A giugno si celebrerà la notte bianca delle librerie indipendenti, un’iniziativa promossa dall’editore Marcos y Marcos che coinvolgerà molte librerie in giro per l’Italia. Maggiori informazioni qui oppure qui.

La notizia è che l’evento verrà celebrato anche a Bruxelles la sera del 20 giugno presso La Piola. Un’altra notizia è che la serata includerà delle pillole di narrativa, ovvero delle letture estemporanee e fini a se stesse di piccoli brani tratti da romanzi contemporanei.

Un’ulteriore notizia è che Scemo Chi Legge contribuirà a questa iniziativa, selezionando i brani che diventeranno le “pillole” da far esplodere nel corso della serata. Se stai leggendo queste righe, allora sei anche tu uno Scemo che Legge, e dunque puoi offrire il tuo contributo.

Come?

Pesca nella tua memoria e nella tua biblioteca. Fra tutto quello che hai sfogliato nel corso della tua vita, ricordi un brano di una o due pagine che meriterebbe di essere letto in pubblico? Qualcosa che sia preferibilmente di un autore italiano, preferibilmente contemporaneo e comprensibile anche se slegato dal contesto dell’intero romanzo? Ti sarà certamente capitato - fra tutti i libri che ti sono passati fra le mani – di trovarti di fronte ad una pagina e pensare “vorrei che questa la leggessero tutti”.

Ecco, stiamo cercando proprio quelle pagine.
Invia le tue segnalazioni a scemochileggebruxelles@gmail.com, oppure nei commenti qui sotto.

(!)

Che Tu Sia Per Me il Coltello, caro Grossman (16 Aprile 2013)

Fra le altre cose, si è detto che le prime pagine di questo romanzo fanno conoscere al lettore il protagonista Yair, questo personaggio ossessivo e paranoico, logorroico e ansioso, e tutti i tipi di lettori – da quelli più severi ai più tolleranti – tutti insomma, questo protagonista lo odiano.

coltelloE’ l’unico giudizio comune sul libro? No: un’altra opinione ampiamente condivisa è la sofferenza che si prova nel portarlo a termine. Una sofferenza che quasi impedisce di continuare a leggerlo (e infatti alcuni lo abbandonano per esasperazione) ma che altri sopportano come un sacrificio per capire fino a dove si può arrivare, per vedere se con le pagine il giudizio possa cambiare. Che tu sia per me il coltello è il bellissimo titolo scelto dall’autore (di paternità però kafkiana): nelle intenzioni dell’autore il coltello sarebbe l’altra persona, ovvero la Miryam a cui ossessivamente Yair si rivolge nelle sue lettere, e questa persona sarebbe un  coltello in quanto permetterebbe di ”aprire” il protagonista per farlo conoscere meglio a se stesso. Una metafora geniale ed efficace, peccato solo che alla fine della storia il coltello pare essere invece il libro stesso, piantato dritto nella schiena del lettore. Davanti a queste pagine, il lettore viene lasciato a bocca asciutta dalla mancanza di episodi concreti, dalla tanta enfasi inconcludente, dalla incapacità dell’autore di far entrare davvero nella storia - da un punto di vista emotivo – chi si trova a leggere il romanzo.

Ma allora andrebbe bruciato all’istante? No, perché inaspettatamente da tanta sofferenza e fastidio scaturiscono discussioni accese, quasi incontrollabili, e addirittura si riescono a scovare dei lati positivi. Innanzitutto dopo aver superato il primo centinaio di pagine, la lettura sembra essere più facile. Lo stesso Yair, con la sua attenzione maniacale per i dettagli, riesce a destare l’attenzione soprattutto della lettrice-donna (piuttosto che del lettore-uomo, che è già morto da tempo con il coltello piantato nella schiena). E’ questo chiaramente un libro che incuriosisce maggiormente il pubblico femminile: non è solo attorno al tavolo che questa cosa diventa evidente ma anche leggendo le recensioni di chi è riuscito a portarlo a termine. E’ un coraggioso esercizio di stile, in quanto capace di portarsi avanti per oltre trecento pagine parlando quasi esclusivamente di sensazioni e ipotesi. E’ un libro che (ancora una volta, sorprendentemente) contiene da qualche parte la parola Belgio, come già accaduto con tutti gli altri di cui si è parlato.  Contiene episodi inspiegabili se non da un punto di vista di indagine psicoanalitica, dal terribile e indimenticabile pisciami dentro al finale confuso e sperimentale, incompreso da tutti.tavola16

Anche chi lo ha apprezzato non si sentirebbe di consigliarlo ad un amico, a meno che non sia molto coraggioso. A meno che non lo faccia per poi discuterne con altri: perché in quel caso, al netto di tutte le sofferenze, è comunque un libro che fra analisi letterarie  psicologiche offre tanti motivi di discussione, tanto che finisci per ordinare un’altra birra per continuare a parlarne.

Voto finale di SCL: 4,6/10

(abbiamo parlato di) Lessico Famigliare di Natalia Ginzburg.

Fra le altre cose, si é detto che purtroppo questo è un libro che alcuni insegnanti impongono a scuola come testo da leggere obbligatoriamente, e quindi si rischia già da bambini di coltivare verso di esso un riflesso di repulsione che potrebbe restare incollato fino all’età adulta. Se invece lo si legge in età adulta, potrebbe fare innamorare i lettori, oppure irritarli (a seconda del lettore). Fra le altre cose, chi è stato irritato dal romanzo crede che forse questo testo non avrebbe avuto tanta importanza se non avesse trattato – tangenzialmente – il fascismo, la guerra e la persecuzione degli ebrei. Chi lo ha apprezzato, invece, apprezza che l’autrice abbia offerto una cronaca della storia scarna, e dei rapporti fra le persone molto essenziale, senza lasciarsi andare a nostalgie e vittimismi che invece – quelli Sì – avrebbero potuto irritare il lettore. Oppure, dobbiamo dire a questo punto data la divergenza di opinioni, un certo tipo, di lettori.

photo12FebNon si ripeterà mai abbastanza che parlare di letteratura vuole anche dire parlare di ciò che non ci piace, nella letteratura. Un aspetto che non è piaciuto sono le sottrazioni operate dalla Ginzburg, questo suo tirarsi fuori dalla storia per dare risalto soltanto ad essa, questa sottrazione del suo dolore: la Ginzburg – e questo appare incomprensibile ad alcuni – non elabora sulla morte del marito ma liquida la faccenda in poche parole. Il lettore avverte questa sottrazione e si irrita perché non può saperne di più, di questo dolore. Queste sottrazioni, per stessa ammissione dell’autrice e perché appare evidente durante la lettura, sono volontarie e chirurgiche, e sebbene lo scopo forse non sia quello di dare fastidio, di certo mettono al sicuro la storia da sentimentalismi personalistici. Sia chiaro: i sentimentalismi ci sono eccome, ma emergono dai dialoghi e dai dettagli delle descrizioni, piuttosto che dalle introspezioni nell’animo di Natalia. E’ innegabile che questa scelta è moderna, quasi rivoluzionaria, letterariamente parlando.

Ma se ci sono aspetti che dividono, questo romanzo però mette d’accordo tutti almeno su un paio di punti. La prima è la figura del padre Giuseppe Levi: al lettore pare di conoscerlo come fosse un suo parente, e le sue frasi ricorrenti divertono il lettore anche più annoiato. E’ di gran lunga il personaggio più amato, forse anche perché il più approfondito dall’inizio fino alla fine.

Un altro aspetto è lo scoprire che tutti abbiamo un lessico famigliare che ci ha accompagnato in una parte della nostra vita, e a cui siamo affezionati anche se non lo sapevamo.  Tutti possono citare delle frasi che resteranno per sempre impresse nella memoria, densissime di significato ma solo per pochi intimi. Il romanzo è efficace non solo perché parla della vita di Natalia ma anche perché come effetto collaterale suggerisce al lettore di aprire gli occhi sul suo bagaglio di parole famigliari, e forse gliele fa apprezzare come non aveva fatto fino a quel momento, e forse gliele farà conservare con più tenacia.

Votazione finale di SCL: 7/10.

18 Dicembre 2012: Cuore di Tenebra, di J. Conrad

Fra le altre cose, si è detto che è un libro che cambia forma nel tempo: può piacere o oppure No alla prima lettura, e poi riletto dopo anni il giudizio si può quasi ribaltare. Si è detto che la noia è sempre dietro l’angolo, perfino il protagonista Marlow racconta la sua storia a marinai che dormono. Anche il lettore attuale sente tutto il peso dei cento anni di questo libro e corre il rischio di addormentarsi. Oppure, se resta sveglio, rischia di perdere il filo della narrazione ed è costretto a rileggere una stessa pagina più volte.

Però sono passati cento anni da quando è stato scritto: si è detto che bisogna tener presente l’età del romanzo nel formulare un giudizio. Sia lo stile che il contenuto possono apparire (rispettivamente) ostici e ovvi, però erano sicuramente rivoluzionari e interessanti per il lettore di cento anni fa. Tra quelli che ancora oggi apprezzano, tutti ammettono la lingua difficile. Poi c’è qualcuno a cui piace proprio questa lingua difficile, e questo linguaggio onirico ed ipnotico.

Fra gli aspetti che ancora oggi suscitano interesse, o stimolano reazioni, si può mettere la descrizione della condizione degli indigeni africani, molto poco politicamente corretta ma proprio per questo motivo, dal sapore documentaristico. Il negro indigeno è un essere privo di importanza che può morire nell’indifferenza: questo è un punto di vista che oggi, visto attraverso i filtri dell’uguaglianza e della solidarietà, appare insopportabile. Oppure – si è detto – è proprio questo un metodo utilizzato da Conrad per rendere ancora più efficace la sua velata critica verso il colonialismo dell’epoca.

La struttura narrativa è deficitaria su molti aspetti: la lentezza iniziale, i passaggi bruschi, le troppe cose non spiegate. Ma il difetto maggiore è probabilmente nella descrizione del personaggio centrale Kurtz, che viene atteso per gran parte del romanzo e poi tratteggiato con superficialità. I rapporti fra lui e Marlow, fra lui e gli indigeni, sono appena accennati, eppure generano una serie di conseguenze che (data la scarsità di elementi dati dall’autore) appaiono inspiegabili. Perché gli indigeni lo stimano? Perché Marlow ne rimane affascinato? Su questi interrogativi i viene chiesto se vogliamo il caffé.

Votazione finale di SCL:  5,6 /10

7 Novembre 2012: Stupore e Tremori di A. Nothomb

Fra le altre cose, si e’ detto che lo si legge tutto in un pomeriggio, che e’ esilarante e pesante allo stesso tempo, che racconta un Giappone che forse non c’e’ bisogno di raccontare, ma si e’ pure detto che forse invece c’e’ proprio bisogno, di raccontarlo sto Giappone.

Si e’ detto che racconta esperienze lavorative ed emotive forse estremizzate appositamente per la buona riuscita del romanzo, ma che comunque rispecchiano situazioni reali che molti hanno vissuto sulla propria pelle. Si e’ detto che la Nothomb ha prodotto opere più  complesse e profonde di questa, anche se con questo romanzo ha raggiunto uno dei più  grandi successi della sua carriera. Si e’ parlato dell’immagine-metafora della finestra da cui idealmente buttarsi giù . Si e’ parlato del film, anche se poi nessuno lo ha visto, sto film. Si e’ detto che ha saputo lasciare intuire uno spirito zen che ha permesso al personaggio di vincere nella sostanza, nonostante nella pratica sia sprofondato negli inferi. Si e’ detto che perdere e vincere possono essere concetti variabili e diversamente interpretabili, quando si parla di cultura nipponica con occhi occidentali, e quando si leggono le righe di una Nothomb che non sai mai se vuole dire proprio quello, oppure altro.

Si e’ detto che forse non e’ propriamente autobiografico, e che alcune esagerazioni potrebbero essere una trasposizione romanzata della sua immaginazione nevrotica e ruffiana. Si e’ confermata l’efficacia narrativa, quasi chirurgica, dell’autrice nel condensare in pochissime righe prospettive e sensazioni. Si e’ parlato delle differenze di atteggiamento del perdente occidentale, raffigurato efficacemente con il Fantozzi cinematografico, e la presunta perdente Amelie-san, della volontà  di riscatto dell’uno e del masochismo dell’altra, totalmente privo di autocommiserazione. Si e’ detto che alla fine questa sconfitta senza ritegno non ha messo in ridicolo lei ma piuttosto gli altri.

Si e’ detto che comunque valeva la pena di leggerlo.

Voto di SCL: 6,7/10.

Non solo si raccolgono le adesioni

Non solo si raccolgono le adesioni per la prossima cena di SCL, ma si notano pure certe cose in giro per la città.

L’oggetto qui sotto è stato fotografato a Place Flagey: è un contenitore aperto a tutti dove abbandonare i libri che si vogliono regalare agli estranei.

 

E viene anche chiesto di essere donatori estranei, e quindi di non firmare i libri o lasciare recapiti.

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