Sulla copertina di Stella Distante si legge la domanda “Chi era Carlos Wieder?” Dunque il lettore si illude di poterlo scoprire scorrendo le pagine, però alla fine del libro la domanda resta senza risposta. E ci sarebbero pure delle risposte possibili (era un poeta, era un pilota, era un poeta e pilota allo stesso tempo perché scriveva poesie in cielo con il fumo del suo aereo, era un criminale, era un sadico, era un latitante, un esule, uno sfigato) ma tutte queste informazioni arrivano al lettore attraverso diversi “passaggi”: la voce narrante riporta le notizie su Wieder non per esperienza diretta ma riprendendole dai giornali, o attraverso racconti e lettere scritte da altri. Troppo poco – troppo distante – per conoscerlo davvero, per affezionarsi al personaggio oppure (come più probabile, come dovrebbe essere) per odiarlo. Ci si limita a raccogliere delle informazioni sparse su di lui, peraltro macchiate dal dubbio.
Se questo non fosse abbastanza, e se pure la mancanza totale di dialoghi fosse sopportabile (difatti anche se personaggio principale, Wieder non “parla” mai per tutte le 144 pagine, al massimo compone brevi versi nel cielo col fumo del suo aereo) Bolaño indugia in lunghe digressioni abbandonando completamente il filo narrativo. Racconta le storie di personaggi paralleli lasciando perdere Wieder per decine di pagine. Lo scopo è forse quello di caratterizzare maggiormente l’epoca in cui si svolgono i fatti, questo Sudamerica di poeti e circoli culturali ai tempi della dittatura: ma nell’indugio meticoloso su elenchi di nomi e titoli talmente irrilevanti che non ci si chiede neanche se siano veri o inventati, il lettore si accorge che può tranquillamente saltare qualche pagina, tanto non cambia nulla. E questo per un libro è grave.
Bolaño ha dichiarato che Stella Distante è dedicata ai giovani sudamericani che hanno perso la vita nella lotta. Si può intuire che il suo obiettivo sia stato descrivere il male, o i contatti indefiniti tra male e arte. Ma si può raccontare temi come la morte e il male senza quasi suscitare emozioni? Perchè se chiudendo il libro si può dire di aver scoperto un nuovo punto di vista sul sudamerica, sulla violenza di quegli anni e sulla condizione dell’esule, le emozioni latitano quasi quanto Wieder. Escludendo forse la sera della mostra fotografica sulle torture e quell’incontro finale al bar sul mare. Anche se la forma è quella di un romanzo, il risultato finale è quello di un romanzo o di un documentario storico? Il lettore resta affamato, ma probabilmente Bolano non aveva intenzione di fornirgli più di quello che ha messo in Stella Distante.
(Soprendentemente, anche questa volta – come per tutti i libri precedenti – abbiamo trovato un riferimento al Belgio!)
(qui disponibile un’intervista a Bolano molto apprezzata da tutti durante la serata)
Voto SCL 5,25/10
A giugno si celebrerà la 



Fra le altre cose, si è detto che è un libro che cambia forma nel tempo: può piacere o oppure No alla prima lettura, e poi riletto dopo anni il giudizio si può quasi ribaltare. Si è detto che la noia è sempre dietro l’angolo, perfino il protagonista Marlow racconta la sua storia a marinai che dormono. Anche il lettore attuale sente tutto il peso dei cento anni di questo libro e corre il rischio di addormentarsi. Oppure, se resta sveglio, rischia di perdere il filo della narrazione ed è costretto a rileggere una stessa pagina più volte.
Fra le altre cose, si e’ detto che lo si legge tutto in un pomeriggio, che e’ esilarante e pesante allo stesso tempo, che racconta un Giappone che forse non c’e’ bisogno di raccontare, ma si e’ pure detto che forse invece c’e’ proprio bisogno, di raccontarlo sto Giappone.